UNA POSSIBILE SOLUZIONE ALLA MANCANZA DI EVIDENZA SU FARMACI E DISPOSITIVI MEDICI

Dickersin K e Chalmers I, JLL Bulletin: Commentaries on the History of Treatment Evaluation, 2010
Miller JE, BMJ Open, 2015

Una quantità che oscilla tra il terzo e la metà degli studi clinici sulle terapie mediche non è mai stato pubblicato, obbligando così pazienti e professionisti a prendere decisioni sulla base di informazioni incomplete o errate. In generale, è doppiamente probabile che vengano pubblicati studi con risultati positivi rispetto a quelli con risultati negativi o ambigui.
Kay Dickersin e Iain Chalmers della Cochrane Collaboration sostengono che riportare l'evidenza scientifica in modo incompleto non è soltanto una pratica spiacevole, ma è del tutto immorale.
L'affidamento su evidenze incomplete nel processo decisionale può portare a decisioni imprecise o scorrette circa gli effetti di un trattamento. Le pubblicazioni con errori possono invece risultare in una sovrastima degli effetti positivi e nell'annullamento di quelli dannosi.
Per affrontare i temi dell'attendibilità e dell'eticità, Jennifer Miller ha fondato "The Good Pharma Scorecard", con la quale ha già condotto uno studio su 15 farmaci prodotti dalle maggiori compagnie farmaceutiche. I risultati dimostrano che quasi la metà dei farmaci analizzati aveva almeno uno studio di Fase II o III non divulgato. Solamente il 57% dei farmaci era stato registrato adeguatamente e solo il 20% dei risultati finali erano stati registrati nel Clinical trials.gov.
Secondo Miller, l'utilizzo di una scheda per la trasparenza e di un sistema di classificazione per tutti i farmaci appena approvati potrebbe motivare i ricercatori e portare ad un aumento della trasparenza.


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