LE CONDIZIONI ATMOSFERICHE MODIFICANO IL DOLORE? O QUESTA RELAZIONE È SOLO FRUTTO DELL'IMMAGINAZIONE

Bossema ER, Arthritis Care & Research, 2013
Redelmeier D, Scientific American, 2005
Redelmeier D and Tversky A, Proceedings of the National Academy of Sciences, 1996

Molti pazienti con mal di schiena cronico e altre forme di dolore muscolo-scheletrico sono fortemente convinti che il tempo atmosferico abbia un impatto significativo sui propri sintomi. Alcuni si ritengono addirittura in grado di predire il tempo basandosi solamente sulle ginocchia infiammate o sulla colonna vertebrale irrigidita. Tuttavia, gli studi scientifici continuano a non trovare evidenze in grado di supportare queste convinzioni.
L'ultimo studio condotto in questo campo ha esaminato l'impatto del tempo atmosferico sui sintomi giornalieri di donne affette da fibromialgia (sindrome caratterizzata da varie combinazioni di dolore diffuso, indolenzimento, affaticamento, problemi cognitivi e stress psicologico). Si tratta di una sindrome dall'origine incerta che colpisce circa il 2% della popolazione generale.

Ercolie R. Bossema ha studiato 333 donne con fibromialgia provenienti da tre ospedali olandesi. I soggetti di questo studio (età media, 47 anni; tempo trascorso in media dalla diagnosi, 3.5 anni) hanno risposto a domande circa il loro dolore e affaticamento per 28 giorni consecutivi. I ricercatori hanno ottenuto informazioni riguardanti le condizioni atmosferiche, comprese la temperatura dell'aria, la durata della luce solare, le precipitazioni, la pressione atmosferica e l'umidità relativa. Si sono poi serviti di un'analisi regressiva a più livelli per studiare le associazioni tra il tempo, il dolore e l'affaticamento.

I risultati sono in linea con quelli delle ricerche precedenti. "Ci sono più evidenze contro che in supporto di un'influenza atmosferica sul dolore e l'affaticamento in donne affette da fibromialgia", ha concluso Bossema. Le associazioni trovate dai ricercatori nello studio longitudinale corrente sono limitate e inconsistenti.
Questo studio mette in evidenza il fatto che i risultati ottenuti non escludono effetti differenziali del tempo atmosferico sui pazienti. È probabile che studi futuri saranno in grado di caratterizzare meglio qualunque relazione esistente.
Specificatamente all'artrite e alle sue associazioni con le condizioni atmosferiche, Donald A. Redelmeier, che ha condotto studi in questo campo con il vincitore del Premio Nobel Amos Tversky, è giunto alla stessa conclusione.
"Nessuno degli studi condotti su questo argomento è perfetto: quindi, resta la possibilità che una piccola associazione tra i cambiamenti atmosferici e il dolore legato all'artrite esista", ha commentato Redelmeier. Tuttavia, questa piccola associazione tra il tempo atmosferico e il dolore non è in grado di spiegare la forza e la popolarità di questa convinzione tra gli individui affetti da artrite.
Redelmeier ha trovato una serie di motivi per i quali è probabile che le persone credano così fortemente in questa associazione dolore-tempo atmosferico: gli uomini vedono connessioni anche dove non esistono; la natura occasionale del dolore dell'artrite e del tempo atmosferico può incoraggiare false credenze; le persone sono più attente a evidenziare ciò che conferma le loro convinzioni rispetto a ciò che le nega.
Inoltre, come ricorda Redelmeier, il "gold standard" dell'osservazione oggettiva richiederebbe che sia i pazienti che gli osservatori siano in cieco rispetto alle associazioni che vengono studiate, ma mettere in cieco uno studio che valuta il rapporto tra condizioni atmosferiche e dolori è impossibile.


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