La propriocezione del tronco: miglioramento tramite corsetto lombare
Estratto da: McNair PJ, Heine PJ. Trunk Proprioception: Enhancement Through Lumbar Bracing. Arch Phys Med Rehabil 1999: 80(1); 969 (Referenze Bibliografiche n. 30).
Che felice combinazione essere incappati in una pubblicazione come questa!
All'apparenza è un tranquillo lavoro ben esposto, ben validato statisticamente e ben documentato bibliograficamente.
Leggendolo sembrerebbe che non vi sia nulla da commentare, se non mettere in rilievo dati che valutano la tollerabilità dei corsetti lombari, le possibilità che tramite una corretta analisi dei movimenti e delle sensazioni sia aumentata la propriocettività del dorso. Ottima l'informazione che una diminuita o alterata propriocettività porti ad un disuso delle articolazioni.
Ma se si guarda a quanto esposto con l'ottica della teoria dei sistemi a cui da trent'anni (ahimè!) ormai, ci hanno abituato gli amici bioingegneri, si scopre un mondo di nuove possibilità che vanno ben oltre un semplice studio di compliance o di efficacia di ortesi, sia a finalità antalgiche, che nel ripristino di alterata formazione del biofeedback vertebrale (come nelle fratture), ma che aprono la possibilità di interpretazioni ben più pregnanti sulle terapie delle deviazioni del rachide.
Vi si scoprono le basi anatomo-fisiologiche nell'azione dei corsetti correttivi, con tutti i paradigmi che riportiamo da tempo: efficacia delle spinte, tempi di azione nelle spinte medesime, esaltazione della loro funzione mediante la cinesiterapia.
In fondo, scusate se ritorno sempre sul medesimo ritornello. Il trattamento delle scoliosi è facile: è sufficiente rispettare infatti regole semplici, ma vincolanti. Perché allora la maggior parte di coloro che dicono di trattare le scoliosi si comportano come monadi, dando spazio più a personalismi che al buonsenso?
Speriamo che il nuovo millennio, esaurita la furia chirurgica che porta sul tavolo operatorio scoliosi di 35° Cobb, dia delle risposte adeguate.
Siamo pronti!